domenica 29 aprile 2012

Coraggio

A volte c'è bisogno di prendere il coraggio a due mani e buttarsi.
Buttarsi in quello che potrebbe sembrare vuoto, ignoto e oscuro.
A volte ci vuole coraggio perché la situazione ideale non arriverà mai, perché pensare alle prospettive qui e ora può farti venire un attacco di panico.
Perché è vero che può andare male, ma se non altro sarà per una mia decisione e non perché mi sento vittima della situazione politica ed economica di questo paese.
Perché mi sono rotta i coglioni di sentire che dobbiamo tutti fare uno sforzo perché forse tra due, cinque, dieci anni le cose andranno meglio.
Non è vero. Finché tutti non avremo cambiato mentalità in modo radicale le cose non cambieranno.

E io non voglio stare qui a tirare la cinghia al limite, a lottare per dovere e volere lavorare, a vivere una crisi interiore perché voglio creare una famiglia, ma ragionandoci logicamente non sarebbe proprio il momento.

Io voglio continuare a credere e a inseguire i miei sogni.

Però me lo stanno rendendo sempre più difficile.

giovedì 12 aprile 2012

Happiness is...

Mi sono imbattuta in questo articolo proprio ieri.
Si parla delle priorità delle giovani donne, come al solito divise fra lavoro e carriera.

Chiara Alberti, che ha scritto questo pezzo, racconta di essersi trovata in contatto con delle coetanee a cui poco importa di crescere professionalmente. Preferiscono dedicarsi al ruolo di casalinga vecchio stampo: metto a mondo dei figli, li accudisco, mi occupo di casa e marito.

Anche io, come Chiara, faccio fatica a comprenderle. Insomma, una mia compagna di scuola è rimasta incinta a 18 anni e la sua vita si svolge come ho descritto poche righe fa.
Ai tempi ci ero rimasta di sale perché la domanda che continuava a rimbombarmi nella mente era: "Ma come può non avere altre aspettative?".
Eppure, incontrandola al supermercato con due bimbi scatenati, mentre riponeva la spesa nei sacchetti, trasmetteva una sensazione di quiete e felicità.
Tutto il contrario della sottoscritta che ai tempi era in preda alla nevrosi ho un esame fra due giorni aiuto non so niente e aveva riempito il suo carrello di snack più o meno sani su cui avventarsi in preda ad attacchi di fame nervosa.

Indubbiamente si tratta di caratteri: ci sono persone più o meno irrequiete, chi si rende conto da subito di che cosa vuole nella vita (massima stima e tanta invidia) e chi si ritrova un poco succube dello stereotipo del "sei giovane, hai studiato, forza, devi dare il massimo".
Ed è lì che ti ritrovi a schiacciare l'acceleratore senza sapere bene dove stai andando e, soprattutto, senza ascoltarti più di tanto, non fosse altro per capire se la direzione in cui stai viaggiando è quella che realmente vuoi.

In un certo senso mi piacerebbe essere come quelle donne: felici con quello che hanno senza troppi struggimenti per una promozione che non arriva o sempre in bilico fra un contratto precario e l'altro.
O forse sarebbe ancora più bello avere il tempo e la possibilità di ascoltarmi realmente, con la consapevolezza che, se davvero lo volessi, potrei mollare tutto, trasferirmi in una casa sulla spiaggia con mio marito e il mio gatto, aprire una biblioteca con Starbucks incorporato e vivere felice, ascoltando il rumore del mare.


venerdì 16 marzo 2012

Paris

A view from the Louvre
All'inizio non mi piaceva, la confondevo con l'idea di francese antipatico con la puzza sotto il naso e magari pure un po' maleducato.

Tanti e tanti altri viaggi in terra francese mi hanno fatto cambiare idea, prima in peggio e poi in meglio.
Sta di fatto che questi 5 giorni mi hanno fatto innamorare di Parigi.
Le sue strade sono enormi, le case piacevoli alla vista (nulla a che vedere con i tristissimi blocchi di cemento grigiastro milanese) e la città è capace di inghiottirti tra i suoi vicoli pieni di profumatissime panetterie e chioschi di stampe e cartoline d'epoca.
Le donne parigine hanno uno stile tutto loro nell'abbigliamento che, dietro l'apparente semplicità, rivela uno spirito molto chic, un qualcosa che viene da dentro.
Ogni zona della città è una scoperta: la vista da Montmartre ti lascia senza fiato, nel Marais si viene investiti dal profumo di buonissimi Falafel, mentre, a Montparnasse, c'è una via anche abbastanza lunga, di sole creperie.
Parigi è bellissima e sono felice di essermene innamorata. Di nuovo.


venerdì 20 gennaio 2012

Sospesa

Mi capita spesso: mi guardo intorno e vedo persone che, piano piano, riescono ad incasellare tutti i pezzi della propria vita.
Prendono il controllo ed eccola lì: la decisione definitiva, la mossa da persona matura, quell'azione, apparentemente piccola che dà una svolta alla loro vita.

C'è chi decide di fare il salto e trasferirsi all'estero, chi mette al mondo un figlio, chi apre una sua attività.
Quando penso a queste persone mi viene istintivo credere che abbiano fatto qualcosa nella vita. Si, è molto in stile "Things to do before you turn 30" o giù di lì, sarà perché mi sto avvicinando al fatidico 3 + 0 e il mio cervello ha deciso che è tempo di bilanci.

Ma tanto si sa... non sono mai stata il genio dei programmi a lungo termine. E poi, comunque, non saprei bene che cosa programmare.

mercoledì 4 gennaio 2012

Ritornare sui propri passi

Snow can make things magical
Succede. Capita che da bambino ti costringano a trascorrere mesi e mesi della tua vita in un posto che tutto sommato non è male, ma che, date le circostanze, finirai per detestare dal più profondo del cuore.
Nessun amico con cui giocare, nessuna vita sociale all'infuori del sveglia - scuola di sci o passeggiata al rifugio a seconda della stagione - compiti  - altra breve passeggiata per farsi venire appetito - cena - 30 minuti di tv in bianco e nero - letto.

Succede che, appena acquisti un minimo di autonomia e complice una varicella tardiva che ti costringe 2 settimane a letto in compagnia della sola tv in bianco e nero giuri solennemente che in quel villaggetto di 4 case e 2 chiese e con il negozio del paese che riesce a farsi arrivare i Topolino con 5 giorni di ritardo tu non ci metterai più piede.
E non lo farai per 10 lunghi anni.

Poi un bel giorno capita che non sai bene come organizzarti per le vacanze, ci si è tutti mossi un po' in ritardo e la casetta del Villaggio di Marzapane è l'unica disponibile.
Metti insieme qualche amico, una prenotazione alla scuola di sci (dopo 10 anni  è altamente probabile che mi sia dimenticata anche le regole base dello spazzaneve) e parti senza troppe speranze.
Ed è lì che succede l'inaspettato. Inspiegabilmente, ti diverti.

La sveglia presto per andare a sciare non ti pesa più come un tempo, come pure la neve nel collo dopo le immancabili cadute o le guance roventi dopo che svariate folate di vento hanno tentato di farti cadere dalla seggiovia e ti hanno sbattuto in faccia fiocchi di neve duri come spilli.

Invece riesci a goderti la bellezza dello sciare, la polenta con le salsicce in baita a pranzo, i panorami mozzafiato dalle stazioni più alte dove, alto come le montagne, ti sembra di essere il re del mondo. Eh si, ora ho capito di cosa parlava Di Caprio sul Titanic :-)

Insomma, al contrario di tutte le mie aspettative il Villaggio di Marzapane ha riguadagnato qualche punto.
E io non vedo l'ora di tornare nella neve armata di sci, racchette e tanta felicità.



domenica 18 dicembre 2011

Wish I were...

Ho sempre avuto questo sogno romantico dell'artista.
Prima sarebbe dovuta essere una meravigliosa carriera musicale. Poi come attrice. Poi è diventata quella canora. Per tornare a quella di attrice con una brevissima parentesi come ballerina. O di scrittrice vera. O di fotografa.

Perché credo che l'espressione artistica sia quanto di più bello esista al mondo. Avete mai seguito un balletto con attenzione?
O ascoltato una canzone cercando di soffermarvi sull'armonia che scaturisce dall'unione delle voci e degli strumenti musicali coinvolti?
O la bellezza di alcune fotografie. C'è gente che riesce a trasmettere poesia fotografando la sezione di una tazzina da caffè. Io riesco a produrre scatti decenti solo di fronte a scenari mozzafiato come punto di partenza.

La verità è che sono più quadrata di un cubo di Rubik.

Che è anche una doto che mi fa andare piuttosto forte nel lavoro: organizzazione, gestione, capacità di pianificare progetti a medio-lungo termine.
Che mi porta al secondo punto di questo post: le persone quadrate sono delle rompicoglioni perché pretendono molto in primo luogo da sé stesse ed è quindi normale che richiedano la stessa dedizione e impegno dagli altri.
Questo modo di essere porta all'essere detestati nell'80% dei casi a voler essere ottimisti.

Forse, se avessi coltivato maggiormente il mio lato artistico, in ufficio ci sarebbe una rompibolle in meno e un'artista in più nel mondo. :)

E voi? Più artisti o più quadrati?


mercoledì 14 dicembre 2011

Growing old

Avere mille idee da scrivere sul blog ed essersele completamente dimenticate nell'arco di due ore.

L'età che avanza è anche questo.